68 Ceppo – Gian Luigi Paganelli Menzione Ceppo Racconto

Giovedì 1° febbraio, ore 18.00, Libreria Lo Spazio Pistoia. Presentazione del libro di Gian Luigi Paganelli, “Il levarsi della luna e altre prose inedite”, postfazione e cura di Alessandro Ceni (Via del Vento Edizioni). Menzione Speciale del Premio Ceppo Racconto 2024. Introduce Paolo Fabrizio Iacuzzi, presidente del Premio. Intervengono Massimo Baldi, Alessandro Ceni e Matteo Moca.


 Questa prima pubblicazione di tre racconti, scelti dal più vasto corpus che Paganelli stesso aveva intitolato “Un misterioso disordine” (e che sarà pubblicato in più volumi dalla casa editrice Effigie), è stata già accolta con grande plauso dalla critica sulle pagine della “Lettura” del “Corriere della Sera” e di “Alias Domenica” del “Manifesto. Questo defilato maestro della scrittura breve è uno dei più sapienti e colti pensatori del nostro tempo, in grado di instaurare una costante tensione narrativa con la scrittura poetica e drammaturgica, restituendoci esiti di grande innovazione formale attraverso un equilibrio di pesi e misure sul grande “battello” della visione, secondo il pensiero espresso da Mario Luzi, suo amico.

Come scrive Alessandro Ceni, curatore del volume: “La scrittura di Paganelli ama mettere in scena piccoli ‘drammi’ quotidiani, lievi ma decisivi scarti, trasformati in surrealtà totali (la mente va a un Landolfi e al mondo di cartapesta di un Gogol’), in mutamenti di pelle, in travasi sconcertanti dentro irrealtà parallele ignote e, ahinoi, nel contempo concretissime”.

Gianluigi Paganelli (1935-2018), oltre a saggi, narrazioni e liriche, pubblicati su numerose riviste, in vita ha pubblicato la raccolta di poesie Fra le torri del tempo (I Quaderni del Battello Ebbro, Porretta Terme 1991) e l’opera teatrale Tomaso Becket (La Brigata del Leoncino, Pistoia 2002).


Menzione Speciale Ceppo Racconto 2024 di Matteo Moca, giurato del Premio:

Giovanni Luigi Paganelli riceve la Menzione Speciale del Premio Ceppo Racconto 2024 alla Carriera perché i suoi racconti riescono nell’incantesimo di generare, con densi, preziosi ed evocativi tratti, mondi profondi e inesauribili che offrono al lettore, a cui sempre pare tesa una mano amica, la possibilità di percorrere itinerari in cui risuona la più alta letteratura del Novecento, quella capace cioè di interrogarsi sulle questioni ultime con uno spirito profetico.

Chiunque infatti si avvicini all’opera di Giovanni Luigi Paganelli (Pistoia 1935 – Pistoia 2018), che ha trovato nella poesia, nella tragedia e nel racconto le sue privilegiate forme d’espressione, potrà avvertire la stessa impressione descritta dall’amico e sodale Mario Luzi riguardo al poema Fra le torri del tempo (I Quaderni del Battello Ebbro, 1991), la sensazione cioè di trovarsi davanti a “un battello che ha imbarcato un carico eccessivo, mentre il suo comandante non intende buttare a mare neppure una parte della zavorra, essendo anch’essa materia preziosa”.

Questo infatti accade con i tre racconti inediti pubblicati nella piccola ed esemplare raccolta Il levarsi della luna e altre prose (Via del Vento, 2023, con la cura di Alessandro Ceni) dove si trova l’atmosfera orrorifica e rivelatoria di Il levarsi della luna, che rimanda alla mente le visioni di Lovecraft e Kafka, ma anche il piglio di Thomas Bernhard, il racconto metafisico di Le carte da gioco, dove oggetti concreti del mondo fenomenico diventano sintomi alchemici di un oltre inafferrabile (“non c’è nessuna differenza fra le carte da gioco, gli orologi e la morte”) e il conclusivo e crudamente landolfiano Le cipolle rosse, dove “l’anima era stanca della carne” e la morte si trasforma in miracoloso ritorno alle origini.

La scrittura di Paganelli, provvidenzialmente recuperata da un ingiusto oblio, oltrepassa i limiti del visibile, riesce a “spezzare lo spezzabile, fratturare il fratturabile, scerpare il divisibile”, elementi che ne fanno, come annota Ceni nella sua postfazione, uno dei “migliori prosatori del nostro (e, chissà, non solo) Novecento”.