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69 Ceppo – Lezione di Pietro Cardelli: “Visitare i carcerati” – Un assaggio

Lezione di Pietro Cardelli: “Visitare i carcerati” dal volume “Il riparo delle sillabe e delle parole” a cura di Paolo Fabrizio Iacuzzi


Il cielo sopra Sollicciano è sempre molto ampio. La sua estensione è un’estensione ingannevole perché ha origine in una distanza, una separazione. Sta sempre al di là, mai al di qua, anche quando – può capitare, se si vuole – vi si trascorra del tempo all’interno. La rete dei recinti è vasta e ricorrente: ogni qual volta si superi un passaggio, un ostacolo, ecco che ne compare un secondo, poi un terzo e un quarto, e così via, all’infinito.

Anche la strada è un recinto: da un lato la strada comunale (via del Pantano), dall’altro la superstrada che porta fino al mare: la Firenze-Pisa-Livorno. Lì, in quelle poche centinaia di metri che corrono a fianco della struttura, si è alla stessa altezza di uno dei molti piani delle celle. Girando lo sguardo a sinistra, con neppure molto sforzo, si potrebbe quasi intercettare quello, ipotetico, di un qualcuno. Eppure anche lì, soprattutto lì, in quelle poche centinaia di metri che avvicinano lo spazio esterno allo spazio interno, si alzano delle protezioni speciali, alte e minacciose, a impedire ogni possibilità di sguardo, ogni ipotetica corrispondenza. Rimane un vecchio plexiglass sporco; delle rondini appiccicate alle pareti.

“La pianta dell’Istituto Penitenziario di Sollicciano è ispirata al giglio di Firenze e ne schematizza la struttura a fiore con i padiglioni semicircolari e i corridoi di collegamento”. (…)