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Festeggia il 70° compleanno!

Ceppo 70 – Helena Janeczek, “Il tempo degli imprevisti”, legge Franz Kafka

VENERDÌ 27 FEBBRAIO 2026 • ORE 17.30. Pistoia • Libreria Lo Spazio, Via Curtatone e Montanara 20/22. Introduce Paolo Fabrizio Iacuzzi, presidente del Premio. Partecipano gli studenti del Liceo Petrocchi per il CEPPO RACCONTO PODCAST di Walter Tripi, giurato del Premio, che conduce l’evento.

SABATO 28 FEBBRAIO 2026 • ORE 10.00 . Pescia • Fondazione POMA Liberatutti, Piazza San Francesco. Introduce Paolo Fabrizio Iacuzzi, presidente del Premio con Alberto De Magistris e Walter Tripi, giurato del Premio.

Per il ciclo “3+3 racconti esemplari dei vincitori del Ceppo Biennale Racconto 2026”, “Un artista della fame” di Franz Kafka. Lezione di HELENA JANECZEK, Premio Selezione Ceppo Racconto e Finalista al Ceppo 2026 con il libro “Il tempo degli imprevisti” (Guanda 2024).


Nel primo incontro sarà interessante approfondire cosa lega Franz Kafka a Helena Janeczeck, che in una mail inviata al presidente del Premio dichiara: “Perché ho scelto il racconto di Kafka, ‘Un artista della fame’? Franz Kafka è il protagonista del mio racconto ‘Un soggiorno di cura’ ma la sua influenza si estende a tutto “Il tempo degli imprevisti”. Nel percorso compiuto nei quattro racconti è importante il filo conduttore dei pettegolezzi, delle dicerie malevole, e anche dello spionaggio. In “Una stagione di cura” – il racconto su Kafka a Merano – queste si presentano sin dall’inizio come una citazione dell’incipit de Il processo. Il narratore di ‘L’ultima stagione a Venezia’ unisce invece al suo lato da stalker sinistramente ‘informato’ il suo essere un rappresentante dei poveri e sradicati che si sostentano – anche – con le esibizioni circensi. In Mary/Maria riconosce una bambina ammaestrata proprio perché ha familiarità con gli uccelli ammaestrati della gente girovaga. ‘Un artista della fame’ proviene dallo stesso immaginario, così presente nell’opera  di Kafka”. 

Ma cosa rimane del Novecento? Ci siamo davvero lasciati per sempre alle spalle i suoi sogni, le lotte, le ombre? È sul filo di queste domande che si muove la scrittura di Helena Janeczek ne “Il tempo degli imprevisti”: è grande il talento della scrittrice nell’indagare le vite di personaggi normali che, incrociando i grandi rovesciamenti della Storia, diventano destini eccezionali capaci di consegnarci, nel racconto immaginato, il senso di un’eredità collettiva. Ma i tempi di imprevisti, avrebbe teorizzato più avanti Hirschmann, sono anche tempi di possibilità che invitano a essere pensate, e percorse, a prescindere da come la Storia sia andata. Serve anche a questo la letteratura, ci dicono queste pagine, a rivivere dall’interno di ogni personaggio quel passato che non si è ancora chiuso, per provare a raccoglierne l’eredità irrisolta.

Helena Janeczek è nata a Monaco di Baviera da famiglia ebreo-polacca e vive da oltre 30 anni in Italia. Ha pubblicato, tutti per Guanda, Lezioni di tenebra, Le rondini di Montecassino, La ragazza con la Leica, con i quale ha vinto numerosi premi tra cui lo Strega e il Selezione Campiello. Con “Il tempo degli imprevisti” vince uno dei tre premi Ceppo Selezione Racconto, come scrive Walter Tripi nella motivazione, “per la capacità di interrogare il presente tratteggiando in modo originale il passato. I suoi racconti attraversano l’Italia del Novecento seguendo personaggi che non sanno ancora cosa diventeranno o che stanno già diventando, mentre si dimenano tra i piccoli bivi della propria vita. Quattro racconti, un mosaico di voci piccole – i ferrovieri, i pettegolezzi borghesi, i pensieri non finiti – che però hanno dentro di sé la grandezza della Storia, delle sue evoluzioni o involuzioni”.