Anno di Vittoria: 25ª Edizione 1981
Categoria di Vittoria: Racconto
Titolo dell’opera vincitrice: Un padre felice
Motivazione: Il racconto di Bigiaretti è perfettamente in linea col carattere d’invenzione aspra e dissacrante che è proprio di tanta sua narrativa. Basterebbe ricordare i venticinque racconti de L’uomo che mangia il leone, o un suo recente successo, fresco di appena un anno, il romanzo Due senza. Bigiaretti, autore di racconti tra i pochi, tra i pochissimi in Italia, che si siano posti il problema di poetica e di tecnica di questo difficile genere, più che essere un satirico, più che essere un umorista, è uno scrittore che riesce a liberarsi totalmente nel comico. Una comicità pantagruelica, a volte, a cui le ombre, le nuances, le tristezze grigie della nostra narrativa contemporanea ci hanno da troppo tempo disabituati. Come nessun altro autore di racconti, Bigiaretti sa montare una scena, spingerla ai suoi eccessi, portarla al fuoco bianco del carnevale: carnevalizzarla. Ma tale comicità nasce non già da un’invenzione ricercata, ma da ciò che tutti i giorni abbiamo sott’occhio: l’interno di un salotto, un’intervista, la vita serena e normale di una famiglia. Un padre felice è, in questo senso, uno dei risultati più sicuri di Bigiaretti anche perché, sull’impianto della rappresentazione, s’innesta un altro motivo particolarmente analizzato dallo scrittore: quello della violenza quotidiana a cui tutti siamo sottoposti: l’invasione brutale del nostro mondo privato sotto il pretesto del piacere che gli altri vogliono farci a tutti i costi e nostro malgrado.
(di Luigi Baldacci)
Breve biografia: Libero Bigiaretti (nato a Matelica il 16 maggio 1906 e morto a Roma il 3 marzo 1993) è stato uno scrittore, poeta e traduttore italiano. Dopo gli studi si è trasferito a Roma, dove ha preso parte attivamente alla vita culturale del suo tempo, collaborando con riviste e quotidiani come “Il Messaggero” e “La Stampa”, instaurando rapporti con importanti ambienti letterari. Ha iniziato il suo percorso come poeta, per poi dedicarsi anche alla narrativa, affermandosi con opere attente alla dimensione psicologica e all’analisi dei rapporti umani. Tra i titoli più rappresentativi si ricordano Carlone (Ivi 1950), La scuola dei ladri (Bompiani 1952) e Il congresso (Bompiani 1963), testi in cui emerge un interesse per i conflitti interiori e per le dinamiche sociali, osservate con sguardo lucido e partecipe. La sua produzione si distingue per uno stile limpido e misurato, capace di coniugare introspezione e riflessione morale, inserendosi nel panorama letterario italiano con una voce autonoma e riconoscibile.
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