I protagonisti
Ugo Cornia
Anno di vittoria: 56 edizione 2012
Categoria di vittoria: Selezione Racconto
Titolo dell’opera vincitrice: “Operette ipotetiche”, Quodlibet, Macerata 2010 https://www.quodlibet.it/libro/9788874623365.
Motivazione di Alberto Bertoni: Ugo Cornia vince il Premio Selezione Ceppo 2012 con il libro Operette ipotetiche (Quodlibet 2010) per le sue alte qualità umoristiche e fantastiche, oltre che per l’originalità da cui sono accomunati stile di scrittura e impianto narrativo. Come sempre impagabile è il registro semplice e parlato dell’opera narrativa del modenese Ugo Cornia, uno scrittore meno che cinquantenne che ha trasformato la lezione di Gianni Celati e di Ermanno Cavazzoni (a loro volta debitori di maestri europei quali Joyce, Bernhard e Beckett) in patrimonio tutto originale e personale, fin dalla scelta di una cadenza emiliana per nulla dialettale, ma intima, calorosa, impagabilmente comunicativa. La specialità di Cornia, sono le storie brevi, giocate sui meccanismi dell’assurdo e della vanvera. Inoltre, queste Operette ipotetiche richiamano direttamente alla memoria – fin dal loro titolo – un libro fondamentale del nostro Ottocento come le Operette morali di Giacomo Leopardi, acceso da una carica satirica, invero rara nella nostra tradizione, che metteva a confronto filosofie del mondo antico e mode contemporanee, proprio come accade anche nell’opera qui selezionata. Gli sragionamenti dell’io protagonista, insieme con la spiccata componente orale del suo dettato narrativo, coinvolgono ipotesi impossibili che vengono applicate a una realtà mai piatta, né scontata, sovrapponendo ai riti antropologici su cui si fonda la nostra civiltà di oggi, il principio di un radicale straniamento. Ed è proprio questo punto di vista capovolto che coinvolge e mette in discussione gli stessi principi percettivi cui si uniforma – in modo quasi sempre acritico – il nostro stare dentro l’Occidente globale e informatizzato. Nel racconto ritenuto migliore dalla Giuria, Aldilà, vi è un equilibrio mirabile di intonazione e di suspense nel descrivere l’incontro metafisico tra un padre morto qualche tempo prima e un figlio avido di notizie su ciò che accade dopo la vita.
È nato nel 1965 e ha sempre vissuto a Modena. Nel 1994 ha conseguito la laurea in Filosofia presso l’Università di Bologna. Insegna italiano in un istituto d’arte di Modena. Ha pubblicato i seguenti libri: Sulla felicità a oltranza (Sellerio 1999), Quasi amore (Sellerio 2001), Roma (Sellerio 2004), Le pratiche del disgusto (Sellerio 2007), Sulle tristezze e i ragionamenti (Quodlibet 2008), Le storie di mia zia (e di altri parenti) (Feltrinelli 2008), Modena è piccolissima (Edt 2009), Operette ipotetiche (Quodlibet 2010 – Premio Ceppo Selezione Racconto 2012), Autobiografia della mia infanzia (Topipittori 2010), Il professionale (Feltrinelli 2012), Scritti di impegno incivile (Quodlibet 2013) Animali (Feltrinelli 2014), Sono socievole fino all’eccesso. Vita di Montaigne (Marcos y Marcos 2015), Buchi (Feltrinelli 2016), Favole da riformatorio (Feltrinelli 2019), La vita in ordine alfabetico (La nave di Teseo 2021), Il mio amico Bill Clinton (Hopefulmonster 2025). Ha collaborato con le seguenti riviste: “Il Semplice”, “Il caffè illustrato”, “L’accalappiacani”. Ha collaborato con i quotidiani “Gazzetta di Modena”, “Il Foglio”, “Domani” e all’inserto “Tuttolibri” de “La Stampa”.
Pietro Grossi
Anno di vittoria: 52 Edizione 2008
Categoria di vittoria: Racconto e Selezione Racconto
Titolo dell’opera vincitrice: “Pugni”, Sellerio, Palermo 2006 https://www.sellerio.it/it/catalogo/Pugni/Grossi/1253.
Motivazione di Milo De Angelis: Con il ritmo ballerino di Cassius Clay, “Pugni” si muove nel terreno friabile tra l’adolescenza e l’età adulta. Storie maschili. Giovani uomini, attraverso lo scontro, comprendono qualcosa di sé e del mondo. Tre coppie di ragazzi si affrontano e si conoscono, hanno bisogno l’uno dell’altro per misurare sé stessi, trovano nell’antagonista l’unico specchio possibile. Uno specchio scheggiato e sporco, che odora di palestra, di stalla, di malattia. Uno specchio ustorio.
L’infanzia è finita, in “Pugni”, ma la maturità non è ancora data. Sentiamo che per raggiungerla si deve pagare un prezzo enorme, incommensurabile. Si deve venire a patti con la vita, rinunciare all’idea di tutto, all’idea di essere interi. E questo è straziante. Necessario e straziante. Per questo gli è stato conferito il Premio.
Pugni è il triplice racconto di questa necessità, che è anche un patto segreto: mi amputo oggi di qualcosa, per ritrovarlo più mio, forse, domani. Forse. Non è detto, non è certo, è una scommessa fatta al buio: non c’è appoggio, non ci sono garanzie, non si delinea la via del ritorno, è un atto di fede, l’eterno dilemma di Abramo. Perché anche in queste pagine ai personaggi viene chiesto di sacrificare un figlio, il figlio che è in loro. Tutto procede per dialoghi bruschi e laconici, come in certe sequenze di Conrad. E del grande romanziere polacco Pietro Grossi conserva la potenza drammatica, la capacità di farci intuire che qualcosa di decisivo sta avvenendo, che siamo di fronte al bivio cruciale. Così due fratelli, ricevendo un cavallo dal padre, avvertono subito che quel dono avrebbe sancito per sempre due linee divergenti, la separazione dall’altro e da sé stessi. E così il Ballerino, protagonista del primo ed eccellente racconto, a un certo punto del match capisce che l’avversario, la Capra, non è più soltanto un pugile sordo e con gli occhi bui, ma sta assumendo a poco a poco le sembianze dell’ignoto, i lineamenti di un nuovo continente, di una scelta assoluta, di un destino.
È nato a Firenze nel 1978 e vive con sua moglie e i suoi figli in Toscana. Con i suoi nove volumi tra romanzi e raccolte di racconti ha vinto alcuni dei più importanti premi letterari italiani. Ha esordito con il romanzo Touché (Pagliai Editore 2000), ma ha raggiunto il successo con la raccolta Pugni (Sellerio 2006 – Premio Ceppo Selezione Racconto e Ceppo Racconto 2007). Successivamente ha pubblicato L’acchito (Sellerio 2007), Martini (Sellerio 2010), Incanto (Mondadori 2011), L’uomo nell’armadio (Mondadori 2015), Il passaggio (Feltrinelli 2016), Orrore (Feltrinelli 2018) e Qualcuno di noi (Mondadori 2025). Oltre a scrivere, si dedica da più di venti anni all’insegnamento e diffusione di scrittura e lettura, in teatri e scuole.
Loredana Lipperini
Anno di vittoria: 64 Edizione 2020
Categoria di vittoria: Selezione Racconto
Titolo dell’opera vincitrice: “Magia Nera”, Bompiani, Milano 2019 https://www.bompiani.it/catalogo/magia-nera-9788830100305.
Motivazione: Loredana Lipperini vince il Premio Selezione Ceppo Racconto con Magia nera (Bompiani) per quella messa in crisi del reale, sottolineata dalle due parole del titolo di questa raccolta di racconti, che lo indirizzano verso un improvviso scarto capace di aprire un varco al fantastico. Una via di fuga? Anche: l’inspiegabile, che spesso esaudisce desideri (o forse preghiere?), si oppone al quotidiano offrendo uno scampo, una possibilità ulteriore. E proprio qui sta la magia evocata dal titolo: un ribaltamento del normale che avviene sotto mentite spoglie, che si manifesta senza avvertire ma come se fosse una diversa immagine dello stesso reale, come se ne costituisse un volto alternativo e pieno di possibilità. Loredana Lipperini sa benissimo che il vero orrore si nasconde dietro ciò che appare innocuo, dietro un quotidiano che si dichiara banale ma nei cui recessi più nascosti e invisibili cela il cuore tremante della paura.
Magia nera entra a tutto diritto nella grande tradizione dei racconti fantastici: Poe, Lovecraft, Stephen King. Ma l’autrice non ha bisogno di effetti speciali. Come nei romanzi di Shirley Jackson (o come in Buzzati), la dimensione straniante non cala sul lettore come una mannaia di ghiaccio, bensì s’insinua attraverso piccole tracce, pacatissimi sintomi, oggetti di seconda mano che, nel corso della narrazione, alimentano la propria potenza eversiva nutrendosi del reale e cambiandogli cifra, tono, colore. Fino al nero del mistero. Fino alla metà oscura. Tutti i protagonisti dei racconti di Magia nera, dunque, si muovono in àmbiti di assoluta regolarità ma, di parola in parola, slittano lentamente – eppure vertiginosamente – nell’irregolarità, nello straordinario, senza che il lettore se ne capaciti. Ne sono protagoniste donne comuni, donne che incrociamo ogni giorno, che ci stanno accanto sugli autobus o in coda al supermercato, persone che ci somigliano, ma che ad un certo punto si trovano a uscire dai ranghi del quotidiano, a deviare verso l’improbabile, l’impossibile – e perché no, l’inganno – come racconto del mondo.
È nata nel 1956 ed è scrittrice, conduttrice radiofonica e attivista culturale. Collabora con “L’Espresso” e “La Stampa”. Fino al 2024 ha condotto “Fahrenheit” su Radio3, con cui collabora ancora alla conduzione di “Pagina3”, e continua a parlare di libri sul suo podcast Cose (molto) preziose, coprodotto con Emons, e sul blog Lipperatura (nato nel 2004). Tiene lezioni di Letteratura Fantastica in diversi luoghi, dalla Scuola Holden al Circolo dei Lettori di Torino. Tra i suoi libri: Ancora dalla parte delle bambine (Feltrinelli 2007), Non è un paese per vecchie (Feltrinelli 2010), Di mamma ce n’è più d’una (Feltrinelli 2013). Ha scritto i romanzi L’arrivo di Saturno (Bompiani 2017) e La notte si avvicina (Bompiani 2020), oltre alla raccolta di racconti Magia nera (Bompiani 2019 – Premio Ceppo Selezione Racconto 2020). Ha scritto i romanzi per ragazzi Pupa (Rrose Sélavy 2013), Il senzacoda (Salani 2022) e Il re dei mostri (Salani 2024). Il suo ultimo romanzo è Il segno del comando (Rai Libri 2024).
Marco Marrucci
Anno di vittoria: 64 Edizione 2020
Categoria di vittoria: Racconto Under 35
Titolo dell’opera vincitrice: “Ovunque sulla terra gli uomini”, Racconti Edizioni, Roma 2018 https://www.raccontiedizioni.it/prodotto/ovunque-sulla-terra-gli-uomini/.
Motivazione di Paolo Fabrizio Iacuzzi: Marco Marrucci vince il Premio Ceppo Racconto Under 35 con “Ovunque sulla terra gli uomini” (Racconti Edizioni 2018) per aver scritto in una raccolta sapiente e coerente, stilisticamente consapevole e strutturalmente coesa, dieci racconti dove è latente la presenza di un “altrove” perturbante, di uno spazio liminare e misterico che potrebbe a un tratto rivelarsi e scatenarsi, minando ogni certezza. I vari aspetti dell’esperienza umana sono sempre collocati in un “ovunque” spazio-temporale che è riconoscibile (la Mongolia, il Messico, Firenze, la Tessaglia, il Giappone, il Marocco ecc.) ma che, allo stesso tempo, è anche il luogo franco dell’emozione e della paura, dove si aprono crepe nella presunzione umana di controllare la natura e i sentimenti.
Pur nella loro diversità, i racconti colpiscono per la generosa ricerca lessicale, per la felice inevitabilità descrittiva, a volte fieramente lirica, per la capacità di trovare le parole necessarie per nominare il non detto. L’unità e il progetto stilistico, insolitamente ben stabiliti e padroneggiati per un autore esordiente, collocano anche il lettore in un territorio mediano (un “atlante” parallelo) tra il realismo motivato e dettagliato e l’immanenza archetipica del sogno e del mito. Una «sospensione dell’incredulità» a cui ci si abbandona volentieri, tra scoperta epifanica e convinto riconoscimento.
È nato a San Miniato (Pisa) nel 1985 e ha esordito con la raccolta di racconti Ovunque sulla terra gli uomini (Racconti edizioni 2018 – Premio Ceppo Racconto Under 35 2020). Gli ha fatto seguito una seconda raccolta, Novena (Racconti edizioni 2021). Suoi articoli di teoria e critica letteraria sono apparsi su “Altri Animali”, “Il rifugio dell’ircocervo”, “Succedeoggi”, “CriticaLetteraria”, “Just-Lit” e “Osservatorio Cattedrale”. Un paio di racconti si possono leggere on line su “In fuga dalla bocciofila” e su “Nuovi argomenti”. In qualità di docente straordinario ha tenuto diverse lezioni sulla forma racconto presso la Scuola Carver di Livorno, e ha coadiuvato un corso del laboratorio di narrativa di Minimum Lab sull’editing del racconto. Il suo primo romanzo è Le balene (Gregor 2025).
Rossella Milone
Anno di vittoria: 54 Edizione 2010
Categoria di vittoria: Selezione Racconto
Titolo dell’opera vincitrice: “La memoria dei vivi”, Einaudi, Torino 2008, https://www.einaudi.it/catalogo-libri/narrativa-italiana/narrativa-italiana-contemporanea/la-memoria-dei-vivi-rossella-milone-9788806191023/.
Motivazione di Martino Baldi: Rossella Milone vince il Premio “Ceppo Selezione Racconto 2010” per l’ambizioso e, nel complesso, riuscito tentativo di raccontare, attraverso tre storie di crisi, la difficoltà nella vita di scegliere per sé e per gli altri, di tenere insieme libertà e responsabilità, passato e futuro, inerzia e coraggio, istinto e raziocinio.
In sintesi, si potrebbe dire che l’autrice si prende il rischio di affrontare con la sua scrittura quel territorio di confine tra volontà e natura in cui ha l’origine più profonda ogni comportamento, riuscendo a illuminarlo senza dissolvere la perturbante ombra che è, in definitiva, il più imperscrutabile mistero dell’agire umano.
Colpisce particolarmente in Leucosia, il primo dei tre racconti che compongono il volume, la sorprendente maturità con cui la scrittrice, piuttosto che sfruttare la rendita di un’idea narrativa sicuramente indovinata, rinuncia sia al facile gioco della commozione sia alla rassicurante compostezza di una narrazione tutta “in sottrazione”: dosa invece con sensibilità il pedale del “mettere” e del “levare”, così che il rapporto tra la giovane brillante ricercatrice accademica e il marito sofferente viene illuminato negli aspetti più teneri, più disperanti e più crudeli, con implacabile precisione psicologica.
È notevole anche il modo in cui il terzo racconto, Il centro di niente, racconta il rapporto tra le generazioni e di ogni generazione con il proprio tempo, nonché di ogni individuo con il proprio personale equilibrio tra memoria e aspirazione alla felicità, riuscendo di nuovo a toccare le corde più profonde delle questioni dell’identità e del destino.
È nata a Pompei nel 1979 e vive a Roma. Ha esordito con la raccolta di racconti Prendetevi cura della bambine (Avagliano 2007). Ha scritto un’altra raccolta di racconti, La memoria dei vivi (Einaudi 2008 – Premio Ceppo Selezione Racconto 2010), e i romanzi Poche parole moltissime cose (Einaudi 2013) e Cattiva (Einaudi 2018). Ha pubblicato inoltre la raccolta Il silenzio del lottatore (Minimum fax 2015), la novella Gli analfabeti (Industria & Letteratura 2023) e il saggio narrativo Nella pancia, sulla schiena, tra le mani (Laterza 2011). Dal 2014 coordina l’Osservatorio sul Racconto Cattedrale e dal 2015 gestisce la scuola Officina del Racconto. Collabora con “Tuttolibri” de “La Stampa”. Ha pubblicato di recente il romanzo in racconti Il primo desiderio (Neri Pozza 2025).
Letizia Muratori
Anno di vittoria: 54 Edizione 2010
Categoria di vittoria: Racconto e Selezione Racconto
Titolo dell’opera vincitrice: “La casa madre”, Adelphi, Milano 2008 https://www.adelphi.it/libro/9788845922879.
Motivazione di Paolo Fabrizio Iacuzzi: Letizia Muratori vince il premio “Ceppo Selezione Racconto 2010” per quel mondo di incanti e disincanti che ha saputo tessere nei due racconti di La casa madre (Adelphi, 2008), dove la solitudine si lega in maniera indissolubile al gioco dei due piccoli protagonisti, rendendo l’invenzione ludica il metro d’elezione, l’unico possibile per comprendere il mondo che li circonda.
Due racconti ambientati in epoche diverse: negli anni Ottanta e ai giorni nostri. Irene ha una bambola americana da accudire come se fosse una bambina. Luca protegge con una spada da cavaliere quelle che crede le Winx, ed invece sono prostitute. Entrambi stanno per inciampare, scivolando d’improvviso nel mondo degli adulti. La scrittrice li rappresenta subito prima di cadere, con sorprendente attenzione al loro modo di esprimersi, di pensare e vivere il mondo.
Due infanzie turbate ma pure, intatte e crudeli, indagate con le parole, il ritmo, i colori che sono loro propri, ma che si trasformano subito in quell’epica dell’inganno e del disinganno, dove ogni eroismo non si infrange nel taglio fra infanzia e adolescenza ma resta un chiodo fisso della memoria.
Due infanzie che hanno sguardi obliqui, ma capaci di meditare, riflettere, capire: gli adulti appaiono distratti, fragili, lontani, incomprensibili a sé stessi, in primo luogo; i bambini sono spiazzanti, teneri, spietati: vivono in bilico tra finzione e realtà, con disarmante, ossessiva fiducia nelle regole del gioco.
Due parabole kafkiane dove le bambole finiscono per essere da sole protagoniste della sospensione di ogni giudizio sul senso e il nonsenso, di ogni nostro essere qui ed ora. Infatti, il salto temporale fra ieri e oggi fra i due racconti ci lascia alla fine senza fiato: tutto ritorna uguale, non si evade dalla prigione del tempo.
È nata nel 1972 a Roma, dove vive. Nel 1995 si è laureata in Storia del teatro. Ha esordito con il racconto Saro e Sara (nell’antologia Ragazze che dovresti conoscere, Einaudi 2004); ha successivamente pubblicato il suo primo romanzo, Tu non c’entri (Einaudi 2005). Ha pubblicato poi i due racconti di La casa madre (Adelphi 2008 – Premio Ceppo Selezione Racconto e Ceppo Racconto 2010) e i romanzi Il giorno dell’indipendenza (Adelphi 2009), Sole senza nessuno (Adelphi 2010) e Animali domestici (Adelphi 2015). Successivamente è uscita la raccolta di racconti Spifferi (La nave di Teseo 2018), il romanzo epistolare Carissimi (La nave di Teseo 2019) e Una vita da donna (La nave di Teseo 2022). Del 2021 è la Guida acustica alla città, dedicato a Roma (sulla rivista “The Passenger”, Iperborea). Ha pubblicato il racconto per ragazzi Nata due volte (Orecchio Acerbo 2024). Ha condotto “Pagina 3” di Rai Radio 3 e si è occupata di cinema, moda, costume, design. Collabora con “Rivista Studio” e “Lucy sulla cultura”. Ha tenuto corsi di scrittura creativa alla Scuola Holden di Torino e insegna alla Belleville di Milano.
Antonio Pascale
Anno di vittoria: 48 Edizione 2004
Categoria di vittoria: Racconto
Titolo dell’opera vincitrice: “La manutenzione degli affetti”, Einaudi, Torino 2003 https://www.einaudi.it/catalogo-libri/narrativa-italiana/narrativa-italiana-contemporanea/la-manutenzione-degli-affetti-antonio-pascale-9788858403419/.
Motivazione di Paolo Fabrizio Iacuzzi: Antonio Pascale vince la 48esima edizione del Premio Ceppo (2004) per il racconto La manutenzione degli affetti incluso nel libro omonimo, edito da Einaudi nel 2003. Il legame fra affetti e manutenzione è fra ambiti che possono sembrare distanti, perché uno appartiene all’uomo, mentre l’altro alla macchina, tanto che Filippo La Porta parla di Pascale come di “un illuminista alle prese con le divinità intrattabili della passione”. C’è una sorta meccanicismo al quale vengono ridotti i comportamenti umani ma, attraverso il racconto, lo scrittore può entrare negli interstizi dell’esistenza, svelandone il lato in ombra e andando alla ricerca delle leggi che riguardano i comportamenti umani: non servono, sembra dirci, le grandi metafore dell’esistenza e dell’amore, basterebbe invece un’attenzione alle piccole crepe che talvolta si aprono nei sentimenti e nei rapporti umani. I suoi personaggi sono visti sempre in una sorta di luce straniante, intermittente, acida, satura che rivela una perdita dell’identità. Pur vivendo nella ritualità del quotidiano, si aprono quasi a una conoscenza misteriosa, a un rapporto con il destino tragico dell’esistenza. I suoi ministeriali, camorristi e immigrati non sono né malati né sani, ma vivono in una specie di convalescenza, in un territorio intermedio fra il bene e il male. Sono personaggi depressi, scoraggiati, tutti vittime di un disagio del vivere: dalla loro vita domestica non sembrano ricavare alcun profitto. Sono evanescenti e fantasmatici, come la Caserta di Antonio Pascale, reale e metafisica insieme.
Antonio Pascale è un giovane scrittore under 40 ma già rivela una grande maturità espressiva, sia per gli argomenti affrontati sia per il rigore della scrittura, magistralmente controllata nella sintassi, con uno stile “musicale” fatto di leggerezza, come nel racconto premiato, nel quale sono quattro i moventi che si intrecciano: il tradimento della moglie, l’innamoramento per lei, la primavera con la sua luce temporalesca e la sedia che fa i massaggi che sostituisce la moglie che sta fuori casa. La tensione civile di Pascale, agile e colloquiale, è presente invece in racconti come Il ceto medio, Bei gioni domani e Qui le chicchiere stanno a zero. C’è poi la Roma della piccola borghesia burocratica e ministeriale, come nell’ultimo racconto, Spettabile Ministero. Domenico Scarpa sulla “Stampa” ha parlato di “balbuzie civile dolcemente tellurica e spassosa”, che fa pensare all’ironia e al disincanto del Calvino dei racconti di Marcovaldo. E c’è infine anche una tensione immaginativa e onirica, a tratti quasi da realismo magico, come nel racconto Mi vidi di schiena, dove il protagonista incontra il suo io bambino sulla soglia del suicidio.
È nato a Napoli nel 1966 e ha vissuto prima a Caserta, poi a Roma, dove vive e lavora. Scrittore, autore televisivo, saggista, divulgatore, ispettore agrario ha pubblicato molti libri: il primo, La città distratta (Ancora del Mediterraneo 1999, poi Einaudi 2001), La manutenzione degli affetti (Einaudi 2003 – Premio Ceppo Racconto 2004; con l’aggiunta di tre racconti, Einaudi 2007). Sono seguiti, fra gli altri: Passa la bellezza (Einaudi 2005), S’è fatta ora (Minimum Fax 2006), Non è per cattiveria: confessioni di un viaggiatore pigro (Laterza 2006), Pane e pace (Chiarelettere 2012), Le attenuanti sentimentali (Einaudi 2013) e Le aggravanti sentimentali (Einaudi 2016). Il suo penultimo libro è La foglia di fico (Einaudi 2021), l’ultimo si chiama Cose umane (Einaudi 2025). Scrive per “il Foglio”, “Rivista Studio”, “Le Scienze” e “Mind”. È apprezzato conferenziere e direttore artistico di “Tutto Volume” e di “Umbria Green Festival”. È direttore artistico del “Festival Internazionale dell’Agricoltura Coltivato”.
Enrico Remmert
Anno di vittoria: 62 Edizione 2018
Categoria di vittoria: Selezione Racconto
Titolo dell’opera vincitrice: “La guerra dei Murazzi”, Marsilio, Venezia 2017 https://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/2970266/la-guerra-dei-murazzi.
Motivazione di Fulvio Paloscia: Enrico Remmert, con La guerra dei Murazzi (Marsilio), vince il Premio Ceppo Selezione Racconto per aver scritto storie che hanno come fil rouge il confronto serrato tra la storia minima dei protagonisti e quella con la s maiuscola che si affaccia sulla loro esistenza di uomini spaesati, sradicati. Un’umanità in viaggio per forza o per volontà, unità di misura di una nuova società liquida, in continua trasformazione, e che del mutamento accetta (e patisce) i rischi. Sia che raccontino la Torino off, ribelle, sia che si spingano fino a Cuba sconvolta dalla rivolta dei Balseros, sia che si soffermino sulla straordinaria e scontrosa genialità di un parrucchiere giapponese o sul mondo delle scommesse sulla lotta fra i cani, i protagonisti di questi racconti sono portatori di quello smarrimento che è il segno forte dei nostri tempi: il loro viaggio, reale e metaforico, in contesti estremi, fluisce in racconti che hanno il tono della narrativa d’avventura londoniana, dove le avversità sono in agguato nel tempo della memoria e nello spazio di un’umanità in perenne movimento. La scelta è restare o partire, a costo della vita.
“Se tu smetti di guardare, questo posto smette di esistere. E qualcun altro, qualcuno che non è qui in questo momento, dovrà darsi da fare al posto tuo, registrare, ricordare, raccontare“. È tutto in questa frase il senso di questa raccolta di racconti, che segna il ritorno, dopo molti anni di silenzio letterario, dello scrittore torinese. Narratore appartato, tutt’altro che prolifico, nella forma breve Remmert trova l’essenza della letteratura come testimonianza, spingendo la narrazione al limite tra autobiografia e finzione: il confine è volutamente sfumato, confuso, ambiguo, perché – sembra dirci l’autore – quel che conta non è la realtà dei fatti, ma una parola che si fa carne e sangue, e che per questo suo calarsi nella materia più viva e ribollente, diviene necessariamente portatrice di verità. Registrare, ricordare, raccontare. Tre imperativi a cui Remmert obbedisce tra rigore etico e pathos narrativo, a partire dal racconto che dà il titolo alla raccolta, dove lo scrittore torinese si cala in un io narrante femminile dando una notevolissima prova di scrittura en travesti.
È nato nel 1966 a Torino, dove vive e lavora. Il suo romanzo d’esordio, Rossenotti è stato scoperto da Grazia Cherchi (Marsilio 1997 e 2002). È seguito il romanzo La ballata delle canaglie (Marsilio 2002). Con Luca Ragagnin ha curato una trilogia dedicata a Bacco, Tabacco e Venere, tra cui il fortunato Elogio della sbronza consapevole (Marsilio 2005). Sono poi usciti il suo terzo romanzo, Strade bianche (Marsilio 2010), e la fiaba Il viaggio semiasciutto di Ulisse il pesce volante (Edizioni BD 2010), scritta ancora con Ragagnin e illustrata da Paolo D’Altan. Sempre con Ragagnin ha scritto altri libri, fra cui L’acino fuggente. Sulle strade del vino tra Monferrato, Langhe e Roero (Laterza 2013). È seguita la raccolta di racconti La guerra dei Murazzi (Marsilio 2017 – Premio Ceppo Selezione Racconto 2018): il racconto eponimo è diventato (2018) un monologo teatrale curato da Crab Teatro. Ha collaborato con riviste e quotidiani, case editrici, programmi tv e case di produzione, firmando spot, cortometraggi, documentari e collaborando sceneggiature di alcuni film.
Luca Ricci
Anno di vittoria: 62 Edizione 2018
Categoria di vittoria: Selezione Racconto
Titolo dell’opera vincitrice: “I difetti fondamentali”, Rizzoli, Milano 2017 https://www.rizzolilibri.it/libri/i-difetti-fondamentali/.
Motivazione di Alberto Bertoni: I racconti di Luca Ricci sanno chiamare in causa – e coinvolgere con un andamento solo in apparenza felpato, bensì portato a creare in loro esperienze spiazzanti di straniamento – i lettori di ogni gusto e di ogni generazione. Nel suo I difetti fondamentali egli primeggia per la sua indiscussa perizia artigianale, tanto nell’ordine costruttivo quanto in quello dialoggico. Fondati su un campionario di caratteri all’apparenza comuni, i quattordici racconti che compongono il libro svelano in realtà nel loro rapido snodarsi secondo un felice principio di crescendo drammatico un campionario di casi – talora latenti ma più spesso manifesti – di terribili psicopatologie della vita quotidiana. Se c’è un diretto antecedente letterario, a questa capacità quasi istintiva di scrittura “breve” (occorre sottolineare che i testi di Ricci non sono mai romanzi mancati, ma sempre racconti riusciti e necessari, nella loro complessione profonda), può essere riconosciuto nel Tabucchi migliore. Tabucchi è un autore che – in rapporto alla sua indiscussa qualità – non ha ancora fatto tradizione, entro il contesto della nostra narrativa contemporanea, e che invece Luca Ricci chiama in causa con una sapienza che non è mai imitazione, ma piuttosto omaggio a un intreccio molto ben ritmato di dati oggettivi e distorsioni interiori, adeguamenti a realtà ostili e sostrati metanarrativi, eventi concreti e spunti di sogno, di paradosso, di evocazione appena tratteggiata – come per esempio nel bell’omaggio a Luciano Bianciardi che caratterizza uno dei racconti più riusciti, L’adultero.
Allo stesso modo, nell’Affittacamere, che la Giuria all’unanimità ha eletto a racconto più efficace della raccolta I difetti fondamentali, il protagonista è l’ennesimo scrittore fallito più o meno trentenne, che ha trasformato in B&B la casa della sua vita familiare e della sua educazione sentimentale coi genitori e la sorella, tracciando e poi a mano a mano cancellando con ostinata sapienza l’esile confine che sussiste fra l’innato pudore suscitato da ricordi troppo personali e la loro adibizione a materiali di scrittura. E Ricci è decisamente bravo a trasformare in stanze di vita quotidiana spazi e situazioni che si collocano di norma nei territori dell’eccentrico, dell’estraneo e del paradossale.
È nato a Pisa nel 1974 e vive a Roma. Ha scritto sei libri di racconti: Duepigrecoerre d’amore (Addictions 2000), Il piede nel letto (Alacran 2005), L’amore e altre forme d’odio (Einaudi 2006), Fantasmi dell’aldiquà (La scuola di Pitagora 2014), I difetti fondamentali (Rizzoli 2017 – Premio Ceppo Selezione Racconto 2018; con l’aggiunta di un racconto, Rizzoli 2022), Gotico rosa (La nave di Teseo 2024). Ha scritto anche i due racconti lunghi La persecuzione del rigorista (Einaudi 2008) e Mabel dice sì (Einaudi 2012), oltre a un ciclo romanzesco sulle stagioni, edito da La nave di Teseo: Gli autunnali (2018), Gli estivi (2020), Gli invernali (2021), I primaverili (2023). Il suo ultimo libro è un romanzo e s’intitola Gioco di prestigio che uscirà nel 2026 (La nave di Teseo). Scrive abitualmente racconti per diversi quotidiani nazionali tra cui “La Stampa” e “Domani”. Insegna tecnica di scrittura, con un focus sulle forme brevi. È l’attuale direttore della Giuria Letteraria del Premio Ceppo Racconto.
Giuseppe Zucco
Anno di vittoria: 66 Edizione 2022
Categoria di vittoria: Racconto e Selezione Racconto
Titolo dell’opera vincitrice: “I poteri forti”, NN Editore, Milano 2021 https://www.nneditore.it/libro/9788894938944.
Motivazione di Filiberto Segatto: Giuseppe Zucco vince il 66° premio Ceppo Selezione Racconto 2022 con I poteri forti (NN Editore 2021) per aver scritto cinque racconti che catturano sapientemente l’attenzione del lettore, con trame che si muovono tra il reale e il fantastico. Ambientati nella contemporaneità, costruiscono personaggi, paesaggi interiori e contesti urbani che, pur nel loro anonimato, sono di grande verosimiglianza, inserendo in essi elementi perturbanti, allucinatori, onirici o surreali che attingono a una dimensione simbolica, rompono gli schemi del realismo, sviluppano una forte tensione narrativa fino a sfociare in conclusioni inattese o sospese. Ne emerge una condizione esistenziale di solitudine e talvolta di disperazione, da cui in alcuni racconti l’amore può salvare, mentre in altri nemmeno questo sentimento o la compassione fanno svanire l’incubo del negativo. Anche la lingua non solo denota con sintesi efficace l’azione, la descrizione, il dialogo, ma apre spesso all’inatteso, con soluzioni metaforiche e talvolta liriche che animano gli oggetti e rinnovano ed ampliano la percezione della realtà.
Il senso, o uno dei sensi, di ogni racconto è preannunciato dalle citazioni in esergo, che rinviano a una trama di temi ed autori, prevalentemente poeti, esplicitati in chiusura del volume nei riferimenti bibliografici. Tra esse risultano in particolare significative la prima e l’ultima, da Rilke e Dylan Thomas, entrambe sul potere dell’amore, uno de I poteri forti, racconto conclusivo ed eponimo dell’intera raccolta. Segnalato, dunque, dall’autore, esso si distingue dagli altri sin dal titolo, che ironizza su un’espressione giornalistica, suggerendo che non sono l’economia o la politica i luoghi del potere e della possibile salvezza, ma il vero sentire e la nuda vita. La lettura risulta tanto più coinvolgente per un pubblico giovanile in quanto si tratta dell’unico racconto in cui i protagonisti non sono adulti infelici, ma due adolescenti che, superando le proprie paure, si aprono all’amore, l’unico racconto in cui si trova un riferimento all’attualità, il naufragio dei migranti, proposto senza pietismo, anzi, con una certa “crudeltà”, e sublimato, come il dolore e la morte di tutti, nella proiezione cosmica del finale.
È nato a Locri nel 1981 e risiede a Roma, dove lavora in Rai. I suoi racconti sono apparsi su “Nuovi Argomenti”, “Nazione Indiana”, “Minima & moralia”, “Colla”, “L’inquieto”, “L’indiscreto”, e in traduzione sulle riviste internazionali “Zyzzyva”, “The Arkansas International” e “Asymptote Journal”. Ha esordito con un racconto nell’antologia L’età della febbre (Minimum fax 2015). Ha pubblicato il romanzo Il cuore è un cane senza nome (Minimum fax 2017) e due raccolte di racconti: Tutti bambini (Egg 2016) e I poteri forti (NNE 2021 – Premio Ceppo Selezione Racconto e Ceppo Racconto 2022). Ha introdotto con un lungo saggio I racconti del terrore di Edgar Allan Poe (Giunti-Barbèra, 2023). Il signore delle acque (Nutrimenti 2025) è il suo ultimo romanzo. È membro della Giuria Letteraria del Premio Ceppo Racconto.
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