Il penultimo scalino prima della fine. Dieci racconti inediti di vincitori e vincitrici del Premio Ceppo con un focus sul racconto nel nuovo millennio. A cura e con premessa critica di Paolo Fabrizio Iacuzzi. Introduzione di Massimo Onofri (Metilene, 2025, euro 16.00).
In occasione del 70° Premio Letterario Internazionale Ceppo e di Pistoia Capitale italiana del Libro 2026, nasce questo ambizioso progetto: riunire alcune delle voci più originali che hanno vinto, negli ultimi 25 anni, il Ceppo, un premio longevo e prestigioso che in passato ha riconosciuto la grandezza di scrittori che, guarda caso, sono spesso gli ispiratori dei loro successori contemporanei.
Dieci scrittori di racconti, tutti nati nel trentennio 1956-1985, per comprendere la natura di un genere che abbraccia le origini della nostra letteratura e che, ancora oggi, non finisce di sorprenderci per la capacità di trasformarsi e adattarsi alle forme più rabdomanti del mondo odierno.
Ne risulta un viaggio al cuore del racconto breve, una scrittura oggi vilipesa dal mondo editoriale. Eppure il racconto è sempre stato amatissimo dagli scrittori, che gli hanno conferito uno statuto speciale: quello di forma letteraria per eccellenza, dove si deve coltivare l’ambizione del gesto perfetto.
Tuttavia mancano i lettori, che andrebbero riconquistati proprio in ragione di un’epoca frammentata che, se non sa più concentrarsi sull’intero, potrebbe allora apprezzare la scheggia: non come resa alle nuove tecnologie ma come ribaldo e spiazzante investimento cognitivo.
Diceva appunto Raymond Carver che “un racconto è una scheggia di vita” e Ugo Cornia, Pietro Grossi, Loredana Lipperini, Marco Marrucci, Rossella Milone, Letizia Muratori, Antonio Pascale, Enrico Remmert, Luca Ricci e Giuseppe Zucco ci offrono dieci preziose schegge inedite, scritte appositamente per l’occasione, ma tutte sorprendentemente confitte dentro una sorta di fatale religione del proprio attendere, tra narrazioni realistiche, inaspettate rivelazioni della realtà e curiosi salti nel tempo.
Dalla scrittura falsamente “semplice” e ingenua di Cornia, indizio di una perizia artigianale e profondamente dialogica alla capacità di cesellare parole e frasi di Grossi; dalla qualità di suspense che Lipperini fa sprigionare da una falsa impressione di banalità del quotidiano all’interrogazione di un altrove più antropologico che geografico di Marrucci; dall’attitudine situazionale e generazionale di Milone alla sottigliezza rischiosa del confine fra esperienze contrapposte di formazione di Muratori; dalla finezza drammatica e talora misteriosa della quotidianità di Pascale all’intensità immediata e potentissima della scrittura di Remmert; dalla credibilità metanarrativa esposta da Ricci nel montaggio oltre il confine fra letteratura e vita alla rappresentazione del negativo attraverso il mistero di Zucco.
Ma qual è la posizione del racconto, “il penultimo scalino prima della fine economica dell’editoria”, in un mondo che predilige sempre di più il romanzo? Qual è lo statuto del racconto nel panorama letterario di oggi? Quali sono le forme di questa particolare declinazione narrativa?
Attorno a queste domande, che vanno al cuore delle questioni letterarie e sociologiche del racconto, ruota questo libro che offre ai lettori non solo l’opportunità di saggiare la scrittura breve di alcuni dei più significativi narratori italiani del nuovo millennio ma anche di ascoltare, dai diretti interessati, il loro pensiero sulle forme del racconto, su cosa rappresenta per loro scrivere, sullo statuto attuale del racconto e su quelle che sono le migliori guide per addentrarsi all’interno di questo genere.
Di ogni autore il volume ripercorre le tappe fondamentali della biografia, le opere principali edite e citazioni dalle motivazioni sui vari autori, scritte dalla Giuria Letteraria presieduta da Paolo Fabrizio Iacuzzi, presidente del Premio.
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